Scipione, Caronte e infine Minosse. Questi i nomi dei cicloni subtropicali, simboli indiscussi del sistema climatico globale che cambia e che mette alle strette l'economia agricola veneta. L'aumento della temperatura media registrato negli ultimi 30 anni e' stato quasi sempre superiore a quello medio globale sulla terraferma. L'acqua c'e' ma non e' sufficiente a soddisfare l'idroesigenza delle colture che han fatto del Veneto una delle regioni più importanti dal punto di vista della produzione agricola nazionale. Siamo di fronte ad un fenomeno mai visto. Negli ultimi sei mesi le precipitazioni medie sono state di 126 mm, contro i 350 previsti. Un deficit del 25% che sta mettendo in ginocchio le aziende agricole con perdite, in alcune zone del Polesine, anche del 100%. Il presidente dell'Unione Veneta Bonifiche, Giuseppe Romano, nel corso dell' assemblea ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni) tenutasi ieri mattina a Roma, ha sottolineato la necessità di rinnovare il sistema irriguo: "in una situazione nuova come quella che stiamo affrontando, emerge la necessità di ammodernare la rete irrigua' trasformandola da irrigazione a scorrimento a irrigazione a pioggia, così come di aumentare le riserve idriche, attraverso il recupero di ex cave dismesse e sfruttando le cave di alta pianura, andando di fatto a contenere l'acqua quando c'è in abbondanza, evitando i fenomeni alluvionali, per poi utilizzarla nei periodi siccitosi. Non ci può essere rilancio degli investimenti senza sicurezza idrogeologica e la valorizzazione del nostro territorio."
I Consorzi di bonifica, espressione sussidiaria del bene comune acqua, sono piena espressione del rapporto di collaborazione come le autorità sul territorio per la risoluzione delle criticità, ma anche di ricerca e innovazione. Non dobbiamo dimenticare che il Veneto e' un territorio, per un terzo sotto il livello del mare, ovvero 455mla ettari di aree ad allagamento certo senza l' azione delle 389 idrovore. In questo territorio, sono cresciute le grandi aree metropolitane ed industriali, con un aumento, negli ultimi vent'anni del 27% dell'urbanizzazione. Ciò ha portato ad una sensibile riduzione sella superficie agricola utilizzata con ma perdita, negli ultimi dieci anni di 45 mila ettari. Su questo si è espresso anche il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Mario Catania: “negli ultimi 30 anni sono stati persi 5 milioni di ettari agricoli su un totale nazionale di 30 milioni”. Un dato che si traduce in un modello di sviluppo territoriale errato che porta al consumo di circa 100 ettari ogni giorno. “Si tratta di pura follia – continua il Ministro - se teniamo a mente che siamo all'80% dell'autoapprovigionamento alimentare e andando di questo passo rischiamo di bruciare economia, sviluppo e lavoro. Guardo con ottimismo al fatto che, nelle ultime complicate settimane di incertezze e sfide, sta maturando la consapevolezza collettiva che il modello di sviluppo finora adottato, non risponde più alle esigenze del nostro paese. Oggi spendiamo più per il risanamento delle zone compromesse invece di investire su un futuro fatto da prevenzione e sicurezza. Bisogna voltare pagina.” Oltre a salvaguardare il territorio dal punto di vista idrogeologico, è necessario tutelare l'aspetto quantitativo e qualitativo della risorsa idrica. Conclude il Presidente Romano: "Molto spesso si accusa il sistema agricolo di eccessivo consumo della risorsa, senza tener conto che i sistemi irrigui e le infrastrutture ad essi dedicate, grazie all' infiltrazione e allo scorrimento dell'acqua , si provvede ad alimentare la fascia delle risorgive. Così facendo si innalza la falda acquifera in concomitanza con la partenza della stagione irrigua. Il Sile, per esempio, senza irrigazione a monte esaurirebbe velocemente la sua portata, compromettendo tutto l'ambiente che lo circonda." Al termine è stato sottoscritto il protocollo d'intesa tra ANBI e le 3 Autorità di bacino venete (Po, Adige e Alto Adriatico).
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